Il concept di progetto è nato dalla richiesta di un cliente che desiderava trasformare una struttura in stato avanzato di abbandono nel Comune di Roma in un manifesto di design biofilico. Ho affrontato questa sfida con un approccio di “Sottrazione”, dove la linea architettonica ha lo stesso valore della componente vegetale.
Lo stato di partenza era critico. Ho progettato il ripristino strutturale partendo dalle urgenze:
- Copertura e Serramenti: Ho previsto il rifacimento totale del tetto, originariamente semi-distrutto e pericolante e la sostituzione di tutti i serramenti;
- Riqualificato entrambe le terrazze in quanto pericolanti;
- Ho pianificato la rimozione dei rifiuti stratificati all’interno e all’esterno, la cancellazione dei graffiti vandalici e la pulizia profonda dell’intonaco per riportare alla luce i volumi neoclassici;
- Ho valorizzato il rosone ottagonale con l’inserimento di un nuovo infisso senza soffocarne la forma.
Per sostenere la vegetazione ho selezionato questi materiali:
- Installazione di una serie di tiranti verticali in acciaio inox AISI 316 (diametro 4 mm), tesi e staccati dalla muratura di 10 cm per garantire la retroventilazione della facciata;
- Sui balconi ho progettato l’uso di contenitori in palette alla facciata, per eliminare ogni impatto visivo superfluo.
La scelta è calibrata sul microclima mediterraneo urbano di Roma e sulla simmetria del prospetto:
- Sui tiranti corre la Hardenbergia violacea (Falsa Glicine). L’ho scelta per il suo fogliame coriaceo sempreverde e per la fioritura viola intenso che già a febbraio anticipa la primavera.
- Dai balconi scaturisce una nuvola densa di Plumbago auriculata ‘Imperial Blue’. I suoi tralci fioriti scendono fino a velare le finestre del piano terra con un filtro azzurro che riduce il calore radiante della pietra e cattura le polveri sottili.
Il risultato è un’architettura vivente che non nasconde la storia anzi, esalta le forme di una vibrante resilienza.